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mercoledì 22 giugno 2016

America’s Got Talent: una ragazzina terrorizzata sale sul palco. Quello che fa dopo è pazzesco!

America’s Got Talent: una ragazzina terrorizzata sale sul palco. Quello che fa dopo è pazzesco! Quando sei solo una ragazzina e devi confrontarti con un palco importante come quello di un talent del calibro di America’s Got Talent niente è facile. Lo sanno bene tutti coloro che hanno provato almeno una volta a realizzare il proprio sogno,a d inseguirlo, sfidando le proprie paure e la propria età. Lo sa bene anche Laura Bretan, una ragazzina di appena 13 anni che sale sul palco di America’s Got Talent per cantare una canzone. Inizialmente la piccola appare letteralmente terrorizzata ma quando inizia a cantare tutto cambia ed assume una padronanza di sè e dell sua voce davvero incredibile. La sua esibizione riserverà delle sorprese ed i giudici non potranno che rimanere davvero senza parole. Altrettanto interessante sarà vedere l’esibizione di una ragazza timida che però si trasforma in un grande successo. Spesso sono proprio le persone più chiuse e meno spavalde a riservarci le sorprese maggiori ed a conquistarci letteralmente.

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martedì 8 marzo 2016

Eros Ramazzotti: “Altro che musica di serie B. Il mio pop è l’Italia che va”

«È il pubblico che ti dà il successo, ma poi te lo devi meritare», dice Eros Ramazzotti: lui se lo merita con un programma mondiale di concerti così intenso che impressiona anche solo a leggerne le tappe. Da oggi a metà ottobre, il suo Perfetto Tour va anche in Siberia, a Celjabinsk, capitale sovietica dell’industria pesante dove tre anni fa un meteorite esplose in cielo, e si conclude a Los Angeles nel Microsoft Theater, sul palcoscenico al coperto più grande d’America. Intanto, però, c’è ancora molta Italia, oggi a Roma, domenica a Torino e lunedì a Milano. Questo tour segna una svolta per lei e la sua musica dal vivo? «Si dice sempre così ogni volta che si esce con un disco e con un tour, anche perché se non lo si pensasse ogni volta non varrebbe la pena farli. È vero però che mi sento più forte fisicamente, ho meno paura di affrontare i concerti, anche grazie agli arrangiamenti di Luca Scarpa mi piace come suoniamo, mi diverte tornare ai successi del passato, e la direzione artistica di Luca Tommassini mi dà una sicurezza in più». Di sicurezza c’è bisogno, se si attraversa il mondo con uno spettacolo. «Ho calcolato che da quando sono ripartito, il 14 febbraio da Barcellona, ho fatto 40 mila chilometri. Però è il bello di questo mestiere, ti permette di andare all’estero e mostrare che anche noi italiani abbiamo qualcosa da dire, che non siamo i soliti pasticcioni, o rompicoglioni, ma possiamo essere gran lavoratori». Ha fatto grandi complimenti a Ennio Morricone per l’Oscar, un altro di quegli italiani che hanno sempre e molto lavorato. «Ce ne sono tanti come lui, anche a Roma, al contrario delle stereotipo. Gente che non molla mai, che spacca il secondo... Lui è un maestro, un creatore di musica, tra l’altro non così tradizionale come potrebbe sembrare. È la risposta al “bruttume” che ci circonda: ecco, abbiamo coniato un’altra parola, ora la proponiamo all’Accademia della Crusca». Avete qualcosa in comune, lei e il Maestro... «Mi fa piacere sentirlo, ma in Italia se fai musica pop sei di serie B, da buttare via. All’estero mi paragonano con i grandi del rock, e magari Vinnie Colaiuta, che ha suonato con Frank Zappa, non si schifa di stare nei miei dischi. Da noi nessuno se ne accorge. Io però sono orgoglioso di quello che faccio». Dopo tutto quello che è successo, in Italia non sappiamo ancora apprezzare il pop? «Dentro di me, io sono un bluesman - dicono anche che suoni piuttosto bene -: ho scelto di fare il pop per arrivare alla gente. Il problema del Paese è quella nicchia piccolina di intellettuali che ha nostalgia del piattume degli Anni 70 e 80 e non si rende conto che oggi anche i vecchi cantautori cercano disperatamente di essere pop per andare in tv». Confessi, un disco da chitarrista blues l’ha registrato e nascosto in un cassetto... «No, non sono capace di registrare da solo. E poi ho paura di essere giudicato, continuo a fare le mie canzoni e a dare importanza alla voce: non sono americano, immagino già i giudizi che riceverei. Il blues lo suono di nascosto, con gli amici». In un anno come questo, così denso di concerti, riesce a suonare o addirittura a scrivere? «È molto difficile ovunque, ma in Italia è impossibile, a ogni tappa ho i camerini pieni di amici prima e dopo il concerto. E io non sono come Vasco, che dopo lo show fa un giro, saluta e se ne va. I concerti ti portano via l’anima». Quanto costa fare un concerto, dal punto di vista fisico ed emotivo? «Più di una partita di calcio, che in fondo ti richiede solo 90 minuti di fiato. Il canto è fondamentale per me, ed è faticoso. Poi non salto come Jovanotti, ma mi muovo molto anch’io. Il concerto è impegnativo, un po’ come una partita di Bonucci».

mercoledì 10 febbraio 2016

SANREMO, NELLA PRIMA SERATA TANTA MUSICA MA POCHE EMOZIONI

Sanremo, nella prima serata tanta musica ma poche emozioni Una serata che è filata liscia, senza "intoppi" ma anche senza troppe emozioni. Una serata di musica, all'insegna dell'arcobaleno, quello che parecchi cantanti - da Noemi ad Arisa, da Enrico Ruggeri ai Bluvertigo a Irene Fornaciari - hanno portato sul palco dell'Ariston i nastri colorati a sostegno dei diritti dei gay e delle unioni civili. Il marito di Elton John è rimasto a casa e il commento migliore alle polemiche preventive sulla presenza di sir Elton e di David Furnish al festival l'ha fatto Virginia Raffaele nei panni di Sabrina Ferilli: «Se Elton John è uno spot per i gay allora i Pooh cosa sono una marchetta per l'Inps?». Nel tipico clima rassicurante dei suoi programmi, Carlo Conti ha condotto in porto la prima serata del secondo festival della sua carriera. C'erano varie incognite, visto il solito clima da campagna elettorale creato per la partecipazione di una star mondiale che ha fatto il suo mestiere senza spaventare nessuno. Semplicemente un momento di grande musica, creato da un artista che ha scritto alcune delle pagine più belle della storia del pop, due classici al pianoforte, «Your Song» e «Sorry Seems To Be The Hardest Word» e il nuovo singolo, «Blue Wonderful» che ha retto con fatica il confronto con il formidabile passato di Elton John. Poi il debutto di Gabriel Garko, reduce dalla drammatica esperienza dell'esplosione della villa dove aveva scelto di risiedere: ha affrontato il palco con disinvoltura, elegante e sorridente, si è concesso anche una piccola papera leggendo il gobbo, ma la sua è stata una presenza empatica, considerando che si deve confrontare con le presentazioni dei cantanti. L'altra super ospite della serata era Laura Pausini, emozionatissima per questo passaggio 23 anni dopo la vittoria che ha lanciato la sua carriera. Un medley di classici, «Vivimi», «Strani amori», «Invece no», poi il duetto virtuale con la Laura ragazzina che ha vinto il festival in «La solitudine». Indossando la giacca della finale del '93, la Pausini ha ricamato sul brano che le ha cambiato la vita. Chiusura con «Simili», un brano del suo ultimo album: «Siamo simili, dobbiamo proteggerci non dividerci» è stata la conclusione della cantante, anche lei da sempre impegnata a favore delle unioni civili. La parte comica è stata affidata a Virginia Raffaele versione Sabrina Ferilli, come sempre bravissima: sono stati suoi i momenti più divertenti e imprevedibili della serata. Quanto alla comicità, per la prima volta nella storia del Festival, Aldo, Giovanni e Giacomo sono arrivati a Sanremo per celebrare i 25 anni di attività: hanno pescato dal repertorio il pezzo del saggio della Montagna, puntando tutto sul mestiere. Madalina Ghenea ha fatto quello che ci si aspettava da lei: la bellona che legge le presentazioni, ma non riesce a trasmettere simpatia. In gara i primi dieci Campioni: Lorenzo Fragola, Noemi, Dear Jack, Giovanni Caccamo e Deborah Iurato, Arisa, Stadio, Enrico Ruggeri, Irene Fornaciari, Bluvertigo, Rocco Hunt. Gaetano Curreri e Morgan sono rimasti incagliati in una serata infelice, Rocco Hunt sembra lanciato verso il podio. L'Ariston ha ballato anche con Maitre Gims che ha proposto la sua hit Est-ce que tu m'aimes?. La classifica. Irene Fornaciari, Noemi, Bluvertigo e i Dear Jack sono a rischio eliminazione. I quattro artisti rispettivamente con Blu, La borsa di una donna, Semplicemente e e Mezzo Respiro, sono nelle ultime posizioni dopo la prima serata. I più votati da televoto e sala stampa (fifty-fifty) sono stati: gli Stadio con Un giorno mi dirai, Enrico Ruggeri con Il primo amore non si scorda mai, Lorenzo Fragola con Infinite volte, Rocco Hunt con Wake up, Giovanni Caccamo e Deborah Iurato con Via da qui, Arisa con Guardando il cielo. Non è stato reso noto il posizionamento in classifica dei singoli artisti. Venerdì dopo l'ultima esibizione sarà stilata la classifica finale: gli ultimi 5 andranno a rischio eliminazione. Solo uno sarà ripescato con il televoto e rientrerà in gara sabato sera.

martedì 19 gennaio 2016

Lutto nel mondo della musica, morto Glenn Frey: chitarrista e co-fondatore degli Eagles

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Glenn Frey, 67 anni, chitarrista e co-fondatore dei leggendari Eagles, è morto a New York. Lo annuncia il sito ufficiale della band. "E' con il cuore pesante che annunciamo la morte del nostro compagno e fondatore degli Eagles Glenn Frey, a New York City il 18 gennaio 2016", recita il testo dell'annuncio sul sito, rilanciato poi sulla pagina Facebook del gruppo. Morto per le complicazioni legate a un'artrite reumatoide - "Glenn ha combattuto una coraggiosa battaglia nelle ultime settimane, ma purtroppo non ce l'ha fatta", spiega il sito parlando di complicazioni mediche legate a un'artrite reumatoide e una polmonite. Lo scorso dicembre era stato operato all'intestino e aveva dovuto annullare gli impegni ufficiale con il gruppo. La band lo saluta con il testo di "It's Your World Now" - Sul sito compare poi il testo della canzone "It's Your World Now", scritta da Frey e Jack Tempchin. Per Dan Henley, altro fondatore degli Eagles, il senso del testo è quello di "essere parte di qualcosa di buono, e lasciarsi qualcosa di buono alle spalle". Da "Hotel California" alle hit dopo la separazione del gruppo - Gli Eagles vennero fondati nel 1971. Nel 2012 gli Eagles hanno festeggiato il loro 40mo anniversario. Frey in quell'occasione aveva spiegato che il gruppo non era fatto da "mercenari in grado di mettere insieme una campagna per capitalizzare sull'anniversario". Gli Eagles, infatti, non sono rimasti sempre insieme. Nel 1980 si sono separati per poi riunirsi nel 1994. "Hotel California" è il loro successo più gettonato, oltre alle tante hit negli Anni 80 di Frey dopo la separazione del gruppo, da "The Heat is on" a "You Belong to the City". Nel complesso, la band ha venduto oltre 150 milioni di dischi nel mondo e con la raccolta "Their greatest hits (1971-1975") sono al secondo posto nella lista degli album più venduti della storia, dietro "Thriller" di Michael Jackson

domenica 27 dicembre 2015

The Kolors nel 2015: singoli Everytime, Why don't you love me?, Ok (video)

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Nel 2015 i The Kolors partecipano alla quattordicesima edizione di Amici di Maria De Filippi, nella Squadra Blu capitanata da Elisa. Nella finale del 5 giugno 2015 la formazione si aggiudica la vittoria del talent show con il 61% dei voti e il Premio della Critica assegnato dai giornalisti. Durante la partecipazione al programma, il 3 maggio 2015, Stash e company pubblicano il singolo Everytime, che dopo poche ore raggiunge la prima posizione della classifica iTunes, mentre il 19 maggio dello stesso anno esce il secondo album Out, che esordisce al primo posto della classifica italiana degli album ed è certificato triplo disco di platino in Italia per aver venduto oltre 150.000 copie. Il singolo Everytime è invece certificato disco di platino nella settimana ventinove. Nel giugno 2015 il gruppo prende parte alla terza edizione del Coca-Cola Summer Festival con il brano Realize in duetto con Elisa e con il brano Everytime, vincitore della prima e della quarta puntata. Il 19 luglio 2015 il trio riceve la cittadinanza onoraria di Cardito (loro paese d'origine). Il 14 settembre 2015 è pubblicato il terzo singolo estratto da Out, Why don't you love me?, per il quale è realizzato un videoclip, girato a Berlino e uscito il 18 settembre. Il 29 novembre il gruppo invece presenta attraverso il programma televisivo Che tempo che fa di Rai3 il singolo inedito Ok, previsto per il 4 dicembre e volto ad anticipare la riedizione di Out (fonte: Wikipedia).



mercoledì 9 dicembre 2015

Gazzé: “Fare musica è un gioco e mi diverto ancora molto”

Max Gazzè

Una volta i dischi si ascoltavano in salone, sedendosi su una poltrona in pelle e azionando il grammofono, si rimaneva in contemplazione quasi mistica ad ascoltare e a vagare con la mente, perché la musica vera ti porta sempre da un’altra parte, sale veloce nell’iperuranio della fantasia e dell’immaginazione e distrugge tutte le vie di mezzo, tutti i percorsi scoscesi e storti. Oggi sono pochi i “dischi” (che neanche si chiamano più così), che riescono a strapparti a brandelli il cuore e a portarti via del contemporaneo smodato e fatiscente, sono pochi gli artisti che squarciano il velo dell’indifferenza sonora delle nostre giornate, sono pochi ma ci sono ed uno di questi è Max Gazzé e il suo Maximilian, album uscito il 30 ottobre, in vetta alle classifiche di vendita e di ascolto, meritatamente. Che Gazzé sia un fuoriclasse non stupisce, ma riesce a sorprendere la varietà musicale, dialettica e sonora, che nonostante due decenni di carriera riesce ad avere.

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Maximilian è una macchina musicale perfetta, fa riflettere, fa saltare in aria, fa urlare e ti fa venire voglia di ascoltare solamente, arrendendosi alla bellezza e alla pienezza a tratti malinconica e a tratti surreale dei suoi brani. C’è tutto in Maximilian, tutto quello che è in un uomo antico e nobile, tutto quello che spesso neghiamo anche a noi stessi come le assenze, i sorrisi e l’amore perduto. E’ un inno alla vita questa dolce epopea musicale, un prodotto musicale riuscito e di lunga durata, che a livello letterario è sospeso tra la leggerezza calviniana e la ruvidezza di Carver. Tra il suo ginepraio di capelli Gazzé nasconde ancora molte cose, nonostante ne dica molte, sembra una miniera inesauribile. Anche quando risponde alle domande, è autentico e sinuoso, non si risparmia e pulisce le parole dagli orpelli, come fa l’artigiano con la pelle o il falegname con il legno. Com’è portare in giro Maximilian? Portare lontano un disco nuovo e portarlo tra la gente è sempre un piacere. Far conoscere una creatura alle persone è qualcosa di meraviglioso e intenso. Emotivamente è bellissimo suonare, presentare il disco attraverso le sonorità è sublimare e condividere un lungo lavoro. C’è soddisfazione. E’ un disco ricco di collaborazioni, un disco diverso… Sì, sono tantissime le nuove collaborazioni come quelle con Simone Cremonini, Giorgio Baldi, Tommaso di Giulio, oltre le storiche con mio fratello, Francesco, e come De Benedittis. Questo lavoro per me è come un quadro ricco di forme e colori differenti, dove ogni pennellata è quasi unica e costituisce un’opera a se stante. C’è un brano, “Verso un altro immenso cielo” in cui la realtà si fonde con l’immaginario. Riesce sempre a spaziare in ogni album in questi due universi uno di fantasia e uno di realtà. Penso che l’essere umano è composto di più sensi metafisici, sono coscienti entrambe le parti: quelle materiali e quelle metafisiche. Ci sono molti testi che descrivono le parti materiali però sono anche un musicista a cui piace molto fare dei ragionamenti e riflettere sulle cose. “Verso un altro immenso cielo” è un brano sinfonico, è un brano molto impegnativo da arrangiare e corrisponde alla descrizione della mia parte sinfonica. Esiste anche ciò che non vediamo, sono le nostre percezioni che fanno diventare materiali i pensieri, accade così anche nella mia musica. Il primo singolo “La vita com’è” è una sorta di invito a non prendersi troppo sul serio… Uno che scrive canzoni non può prendersi troppo sul serio, fare musica è un gioco. Mi piace approfittare di questo strumento per creare in maniera spensierata. Ne “La vita com’è” invito ad accettare il cambiamento quotidiano e dico appunto che si può essere seri e non seriosi. Anche ridere può essere serio, questo mondo in cui tutto è pericolo tutto viene sclerotizzato, invece occorre pensare la vita com’è per i fatti che accadono e pensando che la positività sia contagiosa, così come il dolore. Il tappeto musicale è meraviglioso e variegato. Come è stato tenere insieme tante unicità sonore? C’è stata una volontà a priori, questo album posso immaginarlo come un quadro con tanti colori e ho voluto farlo eterogeneo. La forza di questo disco è che ogni canzone è un singolo, che vive traccia dopo traccia come si faceva negli anni ’60, in cui le canzoni possono essere ancora ascoltate a distanza di anni e avere una loro forte autonomia. Si diverte ancora a fare questo lavoro? Mi diverte ancora molto, mi diverte ancora tutto dalle fasi produttive fino ad arrivare alla condivisione con il pubblico. Sono innamorato della quotidianità della musica e cerco di esserlo ogni giorno di più. Tornerà al cinema? Guarda, sto lavorando in questi giorni sul set del nuovo film di Simona Izzo, si intitola “Gli scoppiati”, una pellicola in cui sono coprotagonista. Ho la fortuna di lavorare con una regista bravissima che sa trasferire magistralmente le forme di emozione sulla pellicola. Uscirà nel 2016.